Una risposta ai Verdi

 

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Con grande rammarico assistiamo al comunicato della Federazione dei Verdi sul tema dell’Autonomia.

Con esso, il partito ecologista Italiano si colloca come unico partito dei Verdi Europei contrario al federalismo e al decentramento. Assieme a valori come la giustizia sociale, il femminismo, l'ambientalismo, la lotta per l’autogoverno è infatti tra i principi fondamentali della maggioranza dei partiti Verdi europei, come dimostra la loro collaborazione di lunga data con i movimenti regionalisti ed indipendentisti all’interno del gruppo parlamentare europeo Greens/EFA.

 

Possiamo confermare il loro impegno su questo tema anche sulla base del nostro lavoro dentro EFAy. Da quando Sanca fa parte di questa famiglia europea abbiamo infatti avuto l’opportunità di intessere molti contatti con i movimenti Verdi Europei, sempre caratterizzati da un clima di collaborazione e condivisione dell’idea che lottare per l’autogoverno delle regioni sia fondamentale per costruire un’Europa nuova e sostenibile.

Vorremmo anche aggiungere che questi contatti sono stati spesso affiancati da una felice collaborazione con diversi attivisti Ecologisti in Veneto, i quali hanno mostrato di comprendere che l'autonomia è una grande opportunità per la tutela del paesaggio e dell’ambiente perché avvicina le istituzioni alle persone, permettendo a queste ultime di avere maggiore voce di capitolo e più controllo nei processi decisionali. Tuttavia, nel comunicato dei Verdi si legge solo di come le regioni non abbiano attuato politiche a favore dell'ambiente, ostacolando per esempio la formazione di parchi naturali nazionali, e di come siano fondamentalmente colpevoli degli alti tassi di cementificazione che interessano i nostri territori. Seppure Sanca sia d’accordo in linea di principio, ci teniamo a far notare che le colpe non possono essere addossate alle sole regioni o ai comuni.

Confrontandosi con gli amministratori locali, si renderebbero per esempio conto del fatto che la cementificazione è spesso stata causata dagli strettissimi vincoli di bilancio imposti ai comuni dal governo centrale, che ha spesso costretto questi enti a ricorrere all’alienazione dei propri terreni per fare cassa e a contare sulle compensazioni edilizie come unico viatico per offrire verde urbano ed altri servizi fondamentali per i cittadini. Si renderebbero anche conto che la resistenza alla costituzione di parchi nazionali proviene non tanto dalle istituzioni quanto dai cittadini, i quali temono di essere totalmente estromessi dalla gestione dei propri territori nelle mani esclusive di lontane burocrazie romane poco interessate a coinvolgerli in percorsi di sviluppo sostenibile.

Vorremmo anche mostrar loro il retro della medaglia dell'amministrazione odierna: la gran parte dei poteri di tutela del territorio sono nelle mani del governo centrale, cosa hanno fatto Berlusconi, Renzi, Di Maio, Salvini per tutelare la nostra terra? Per quale motivo deve essere Roma a decidere di Grandi Navi o Mose invece che i Veneziani, i quali avrebbero posto fine a questi scempi molti anni fa? O cosa dovrebbero dire i bellunesi dell’immensa storia di politiche energetiche ed ambientali fatta sulla loro pelle dai governi centrali, a partire dal disastro del Vajont per arrivare alle odierne centraline dell’Enel? Cosa dovrebbero dire i polesani, che hanno dovuto subire decenni di trivellazioni e subsidenza nel proprio territorio senza avere alcuna possibilità di intervento?

Tra i passaggi che ci colpiscono di più nel comunicato dei Verdi vi è una domanda:

Come potremo dare una risposta alla sfida epocale dell’emergenza climatica senza una regia nazionale sulle politiche energetiche che porti il paese verso un fabbisogno energetico 100% rinnovabile?Angelo Bonelli

Vorremmo far loro notare che è probabilmente proprio l’autonomia regionale che può facilitare il raggiungimento degli obiettivi relativi alle energie rinnovabili che indicano, visto e considerato che il territorio con la più alta percentuale di consumi energetici coperti da fonti rinnovabili è la Valle d’Aosta, seguita a ruota dalle province autonome di Trento e Bolzano. Peraltro, come la provincia autonoma di Bolzano, il Veneto ha praticamente doppiato già nel 2016 la percentuale di consumi coperti dalle energie rinnovabili indicata nel 2012 dal governo centrale come obiettivo da raggiungere entro il 2020. Probabilmente, se avesse avuto mano libera, la nostra terra avrebbe potuto fare anche meglio. D’altro canto le amministrazioni locali in Veneto hanno da tempo mostrato di avere a cuore il tema della cura dell’ambiente, come mostrano i livelli eccezionalmente alti di raccolta differenziata rispetto alla media italiana raggiunti nella nostra regione nel corso degli anni.

Se vogliamo affrontare seriamente il problema del cambiamento climatico forse non è una strategia seria auspicare che la direzione venga segnata da Roma. Servono politiche globali, ed è sicuramente più realistico pensare che esse raggiungano i territori efficacemente attraverso un coordinamento diretto di essi con le istituzioni europee, e non attraverso le pastoie politiche e burocratiche romane.

Auspichiamo che questi spunti di riflessione spingano i Verdi a riconsiderare la loro posizione. Nei prossimi anni il Veneto dovrà affrontare delle grandi sfide, anche a livello ambientale e paesaggistico. Le olimpiadi del 2026 saranno una grande opportunità per la nostra regione viste e considerate le grandi risorse economiche che giungeranno nel nostro territorio. Quale credete che sia la strada migliore perché esse supportino uno sviluppo sostenibile e non l’ennesima colata di cemento? Noi crediamo che sia quella di lasciar decidere le persone che davvero conoscono il territorio e che se responsabilizzate, sanno renderlo un gioiello, sia per chi ci vive che per chi lo visita.

Se non credono a noi, li invitiamo a passare per la provincia di Belluno e da lì di andare a farsi un giro nelle vicine province di Trento e Bolzano. Li invitiamo a domandarsi, dove ci siano state le risorse per fare una seria valorizzazione del turismo nell’ottica della sostenibilità e della promozione dei prodotti locali e biologici. Dove si siano potute costruire le infrastrutture ciclabili e ferroviarie necessarie a sostenere un vero turismo sostenibile. In quale territorio vi siano state le risorse per sostenere uno sviluppo dello sport nel segno della sostenibilità e della relazione con il paesaggio.

Se lo riterranno opportuno saremo lieti di discuterne, senza preconcetti, senza timori.

P.S. per gli attivisti dei Verdi in Veneto: sappiamo che ci tenete al vostro territorio ma è arrivata l'ora di alzare la voce!

 
Ultima modifica ilLunedì, 15 Luglio 2019 13:39
Matteo Visonà Dalla Pozza

Bio
Laureato in Lingue e Letteratura Turca, vive a Venezia, lavora nel campo del Turismo e si occupa di tematiche Indipendentiste legate alla sinistra.

Ha particolare propensioni alla Linguistica e alla Grafica, benché non professioniste. Si è occupato di organizzazione sportiva e ha vissuto a Londra, Istanbul e Ankara.

Ama
Cani, Gatti, Galline, Storia, Arte, Venezia, Veneto, Grafica, Social Network.

Odia
Caccia, il Cinovenetismo, le cose Raffazzonate, il Razzismo.

Motto
No ghe xe Solusion sensa Liberasion!

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