Articoli filtrati per data: Ottobre 2019 - Sanca \ Sinistra Veneta

Dei delitti e delle pene... Catalani

 

Oggi in Spagna abbiamo assistito all’evidente contraddizione intrinseca che caratterizza lo "stato-nazione" unitario che vulnera i principi democratici e liberali che ogni ordinamento contemporaneo dovrebbe perseguire e tutelare. Lo stato spagnolo, in aperto contrasto con la propria Costituzione, mina i presupposti per l’esercizio delle libertà del cittadino partecipe della cosa pubblica. Nel preambolo infatti, correttamente, lo stato si impegna a “proteggere [...] i popoli di Spagna nell’esercizio dei diritti umani, le loro culture e tradizioni, lingue e istituzioni”, dichiarandosi all’art. 1 come “stato sociale e democratico di diritto che propugna come valori superiori del suo ordinamento giuridico la libertà, la giustizia, l’uguaglianza e il pluralismo politico”.1

Eppure, a queste encomiabili dichiarazioni di intenti, non seguono azioni concrete dirette all’attuazione di tali principi. La stessa Spagna che ancora oggi non abolisce il titolo nobiliare dedicato alla prole del dittatore Franco,2,3 si permette di giudicare con la forza della legge attività politiche che secondo le tradizioni costituzionali europee dovrebbero essere libere in un sedicente stato liberal-democratico. Nelle facoltà di giurisprudenza delle università di tutto il mondo si insegna l’imperituro principio “summum ius, summa iniuria”, che tuttavia non sembra essere stato introiettato dai giudici spagnoli nel dichiarare colpevoli i leader catalani per aver indetto il referendum catalano del 2017. L’applicazione acritica delle disposizioni del codice penale spagnolo tradisce lo spirito che gli ordinamenti democratici dovrebbero avere. Risultano infatti estremamente inique le pene irrogate dai giudici spagnoli ai compagni catalani, soprattutto se si confrontano con quanto lo stesso codice penale spagnolo dispone per altri reati: le pene che i politici catalani dovranno scontare sono le medesime previste per lo stupro ai danni di un minore di 13 anni (dai 12 ai 15 anni di reclusione).4 Addirittura sarebbero stati condannati ad una pena più lieve se si fossero macchiati di stupro di una persona adulta (dai 6 ai 12 anni di reclusione)5 o se avessero commesso un grave reato contro la pubblica amministrazione come il delitto di corruzione (dai 3 ai 6 anni).6

Viene quindi da chiedersi se un referendum pacifico debba essere parificato ad uno stupro, o se sia più ragionevole rubare soldi alla comunità piuttosto che consultare la medesima riguardo a una questione, pur spinosa e delicata, di autodeterminazione interna. Non si tratta tanto di discutere sulle formule e i modi con i quali costruire l’Europa, in nome dell’autodeterminazione e della tutela dei popoli europei, ma di rivedere fin da principio su quali fondamenti deve porre le proprie basi una qualsiasi organizzazione sociale.

È necessario porsi delle domande sulla democraticità degli attuali stati-nazionali, ripensando alla struttura degli odierni ordinamenti e non accontentandosi più di semplici dichiarazioni programmatiche, che spesso vengono poi in concreto disattese.

Bibliografia

1. Costituzione spagnola

2. Decreto 3028/1975, de 26 de noviembre

3. "Carmen Martínez-Bordiú ya es duquesa de Franco, con Grandeza de España"

4. Art. 183 cp spagnolo

5. Art. 179 cp spagnolo

6. Art. 419 cp spagnolo

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