Dei delitti e delle pene... Catalani

 

Oggi in Spagna abbiamo assistito all’evidente contraddizione intrinseca che caratterizza lo "stato-nazione" unitario che vulnera i principi democratici e liberali che ogni ordinamento contemporaneo dovrebbe perseguire e tutelare. Lo stato spagnolo, in aperto contrasto con la propria Costituzione, mina i presupposti per l’esercizio delle libertà del cittadino partecipe della cosa pubblica. Nel preambolo infatti, correttamente, lo stato si impegna a “proteggere [...] i popoli di Spagna nell’esercizio dei diritti umani, le loro culture e tradizioni, lingue e istituzioni”, dichiarandosi all’art. 1 come “stato sociale e democratico di diritto che propugna come valori superiori del suo ordinamento giuridico la libertà, la giustizia, l’uguaglianza e il pluralismo politico”.1

Eppure, a queste encomiabili dichiarazioni di intenti, non seguono azioni concrete dirette all’attuazione di tali principi. La stessa Spagna che ancora oggi non abolisce il titolo nobiliare dedicato alla prole del dittatore Franco,2,3 si permette di giudicare con la forza della legge attività politiche che secondo le tradizioni costituzionali europee dovrebbero essere libere in un sedicente stato liberal-democratico. Nelle facoltà di giurisprudenza delle università di tutto il mondo si insegna l’imperituro principio “summum ius, summa iniuria”, che tuttavia non sembra essere stato introiettato dai giudici spagnoli nel dichiarare colpevoli i leader catalani per aver indetto il referendum catalano del 2017. L’applicazione acritica delle disposizioni del codice penale spagnolo tradisce lo spirito che gli ordinamenti democratici dovrebbero avere. Risultano infatti estremamente inique le pene irrogate dai giudici spagnoli ai compagni catalani, soprattutto se si confrontano con quanto lo stesso codice penale spagnolo dispone per altri reati: le pene che i politici catalani dovranno scontare sono le medesime previste per lo stupro ai danni di un minore di 13 anni (dai 12 ai 15 anni di reclusione).4 Addirittura sarebbero stati condannati ad una pena più lieve se si fossero macchiati di stupro di una persona adulta (dai 6 ai 12 anni di reclusione)5 o se avessero commesso un grave reato contro la pubblica amministrazione come il delitto di corruzione (dai 3 ai 6 anni).6

Viene quindi da chiedersi se un referendum pacifico debba essere parificato ad uno stupro, o se sia più ragionevole rubare soldi alla comunità piuttosto che consultare la medesima riguardo a una questione, pur spinosa e delicata, di autodeterminazione interna. Non si tratta tanto di discutere sulle formule e i modi con i quali costruire l’Europa, in nome dell’autodeterminazione e della tutela dei popoli europei, ma di rivedere fin da principio su quali fondamenti deve porre le proprie basi una qualsiasi organizzazione sociale.

È necessario porsi delle domande sulla democraticità degli attuali stati-nazionali, ripensando alla struttura degli odierni ordinamenti e non accontentandosi più di semplici dichiarazioni programmatiche, che spesso vengono poi in concreto disattese.

Bibliografia

1. Costituzione spagnola

2. Decreto 3028/1975, de 26 de noviembre

3. "Carmen Martínez-Bordiú ya es duquesa de Franco, con Grandeza de España"

4. Art. 183 cp spagnolo

5. Art. 179 cp spagnolo

6. Art. 419 cp spagnolo

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San Petronio Catalano è Nostro!

 

In Veneto abbiamo fatto l'indipendenza!

Sulle aste sventolano solo gonfaloni dal Garda all'Adriatico. Nelle scuole si insegna in lingua Veneta. Il Doge è stato ripristinato come carica temporale di rappresentanza istituzionale. L'economia va bene e per tutti gli stati europei siamo una serena democrazia moderna.

Tuttavia, la regione di San Petronio Catalano ci da dei problemi. Parlano ancora per la maggior parte in italiano, insegnandolo pure ai nuovi venuti. Continuano a esporre la loro bandiera tricolore. Alcune tradizioni diverse dalle nostre durano a morire, anzi, rinvigoriscono.

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Visca Catalunya!

Ghe domando ai popoli de sta tera,ghe domando ai media
e ghe domando anca ai goerni democradeghi de sta tera
de jutar el popolo Catalan nel deçìder del propio doman*.

Dopo decenni di battaglie sociali e politiche, la Catalunya ha finalmente celebrato il suo referendum.

Circa 2,3 milioni i votanti, 2 semplici domande: Vuoi che la Catalunya diventi uno Stato? Se si, vuoi che questo stato sia indipendente?.

Un atto di sovranità catalana. L’esito e chiaro: l’80% dei votanti, dopo ore di coda, ha scelto il cambiamento, l’indipendenza. Un referendum che non darà l’indipendenza immediata, ma che costituisce una tappa fondamentale nel percorso verso l’autodeterminazione. I catalani infatti, nonostante le minacce di Madrid (condite da foto di carri armati diretti a Barcellona), il silenzio di Bruxelles e i mille escamotage per nascondere le urne elettorali, hanno riempito i seggi e votato in massa.

Come ha ben riassunto Marta Rovira, segratario di ERC, "Il messaggio di 2 milioni di catalani e chiaro: creare un nuovo stato"

Madrid e ora ai ferri corti. Pare che Mas concederà a Madrid 1 o 2 settimane per negoziare un referendum formale. In caso contrario: elezioni anticipate nella Generalitat con lista unica di tutti i movimenti indipendentisti (CiU e ERC in testa) con un solo obbiettivo: l'indipendenza.

La storia non si ferma, né con la repressione né con il crimine, come disse Salvador Allende. E se 25 anni fa cadeva il muro di Berlino, in uno dei più importanti eventi nella storia europea, il voto del 9 Novembre segna una tappa altrettanto fondamentale. Se a Berlino significò una riunificazione della Germania e d'Europa, con il referendum Catalano (e prima con quello Scozzese), le lancette della storia ci dicono che il tempo è arrivato per un'Europa vera. Un'Europa emancipata dagli stati ottocenteschi e i nazionalismi che da esse naquero.

Non possiamo che festeggiare questo voto. Un voto che insegna che la volontà di un popolo e di una classe dirigente seria può scavalcare ogni ostacolo: burocratico, ideologico e costituzionale.

Una lezione di democrazia 

Stefano Zambon

*Dichiarazione di Artur Mas a margine della comunicazione dei risultati del referendum .

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