Sant'Andrea

 

Sanca Veneta è intervenuta durante l'Assemblea pubblica Quale futuro per Sant'Andrea sabato 29 gennaio 2016, in sala San Leonardo a Venezia.

Il forte del '500 è oggetto di proposta di valorizzazione, che la giunta lagunare ha già messo all'ordine del giorno e che, salvo modifiche, prevede un intervento di pesante conversione, per altro viziato dal solito modus operandi che vede progetti, accordi e partner privati già stabiliti a priori.

Il Forte di Sant'Andrea.

219. Sono gli anni passati dall'ultima volta in cui la città di Venezia ha potuto definire propria l'isola. Il complesso serviva a difendere le bocche di porto del Lido, ma sembra che abbia avuto la sola occasione di affondare una nave nemica nel 1797, la Liberateur d'Italie, ironia della sorte.

Da allora l'isola è passata in mano a francesi, austriaci e italiani, sotto forma di terrritorio militare. Dal 2004 è diventata proprietà del Demanio, di fatto sottratta alla città e ai suoi cittadini. Oggi il federalismo demaniale permette una cessione del bene al comune di Venezia, vincolando la proprietà alla relativa valorizzazione, minacciandone, nel caso, un nuovo esproprio.

Se non fosse per la testardaggine di alcuni indigeni, nella fattispecie il Comitato Certosa e Sant'Andrea, il forte avrebbe seguito l'oblio di tante altre isole della laguna. Invece, occupata per protesta in un primo momento e poi concessa per visite ed eventi culturali, il bastione ha ritrovato parzialmente una sua collocazione. È rinato come luogo in cui veneziani e veneti potessero sentirsi ancora nella propria domus.

Durante l'Assemblea organizzata dal Gruppo 25 Aprile, partecipata da circa 200 cittadini, ha potuto intervenire Matteo Visonà Dalla Pozza per conto di Sanca Veneta. Di seguito il suo discorso.

Per riassumervi il sentimento che ruota attorno al forte di Sant'Andrea devo specificarvi tre delle nostre caratteristiche:

1. Siamo Veneti.

2. Siamo uomini di Sinistra.

3. Siamo Indipendentisti.

Inizierò dall'essere Veneto.

Sono un veneziano adottivo, nato e vissuto nella campagna vicentina. Capita di percepire a volte frizione tra Venezia Insulare e Venezia d'entroterra, tuttavia vi posso assicurare che anche chi non nasce qui, ma soffre di questa strana malattia di sentirsi veneto, considera Venezia come la propria terra madre. Mi piace pensare che si tratti di Matria anziché Patria, Devozione contro Reverenza.

Sant'Andrea è per noi un simbolo. È uno degli ultimi posti dove ci sentiamo a casa. Mentre i simboli veneziani vengono rifiutati dalle istituzioni, sul pennone del forte è ancora possibile issare gonfaloni senza che nessuno si senta offeso, senza che ci sia bisogno di chiedere autorizzazioni o che qualcuno abbia qualcosa da ridire. Ciò che non è permesso a palazzo Ducale o al Correr qui è simbolicamente possibile. Trasformarlo in un NON luogo sarebbe una ulteriore perdita d’identità per la città.

Sanca è Sinistra

Vi confesso che non siamo contro le riconversioni, né tantomeno contrari a priori a interventi di privati in spazi pubblici, ci piacciono i musei. Tuttavia non tutto può diventare un Bookshop! Non possiamo pensare che tutta la laguna mutui la destinazione in ricettiva.

Vi è inoltre un aspetto non secondario che non possiamo far a meno di porre sotto critica ed è il metodo per cui le decisioni si prendono alle spalle dei cittadini, la cui unica possibilità è l'affannosa rincorsa e la protesta. Non ci è concesso di esprimere parere vincolante.

Noi siamo Indipendentisti

Quando parliamo di Indipendenza, non intendiamo una mera riscrittura dei confini ma una riscrittura delle regola. Tutti i nostri buoni propositi e progetti andranno sempre in fumo se ci rifacciamo alle regole attuali. Oggi chi decide della sorte dei beni comuni è distante dalla volontà popolare: sul passaggio delle Grandi Navi decide il governo, sulle isole il Demanio, sulle destinazioni d'uso il Comune - a colpi di maggioranza. Quando parliamo di indipendenza quindi, parliamo di nuovi assetti di democrazia, sempre più diretta e sempre meno rappresentativa.

Vi è poi un ultimo punto che vorrei toccare. Spesso in queste situazioni viene tirata in ballo la mancanza di fondi per finanziare i restauri e vengono concessi beni comuni a partner privati per sopperire alla povertà del pubblico.

Non è vero che i soldi non ci sono! Ogni anno Venezia paga 3 miliardi di euro di tasse e ne riceve indietro solo due. Lasciamo sul piatto ogni anno un residuo fiscale di 1 miliardo di euro. Non possiamo più far finta che non sia un problema.

Oggi paghiamo lo scotto di non aver affrontato questo nodo. Si tratta di un vero esproprio fiscale che si traduce in un esproprio sociale.

Matteo Visonà Dalla Pozza
Leggi tutto...

Casson Vs Brugnaro

 

Non ce ne voglia nessuno. La copertina di questo articolo è solo un irrefrenabile impulso ironico che ci attanaglia.

Avevamo ricevuto in ritardo le risposte di Luigi Brugnaro, visto che domenica il ballottaggio vedrà contrapposti lui e Felice Casson, abbiamo pensato di proporvi il confronto direttodiretto sui nostri quesiti.

Ne giova sempre la democrazia e l'informazione.

Leggi tutto...

Sabato Sicurezza - 7 Domande

 

In Sanca siamo convinti che la tutela e la sicurezza dei cittadini sia una priorità della politica. Siamo altresì convinti che troppo spesso vi sia più una corsa all'allarmismo che una coscienza critica al problema.

6- Il problema sicurezza è particolarmente sentito. Al netto degli allarmismi da sociale network, vi sono mezzi con il quale una amministrazione comunale può fronteggiare la necessità di maggior tutela dei cittadini?

Luigi Brugnaro

La sicurezza è una delle priorità del mio programma. Si comincia con il fare quelle ordinanze che per volontà politica avversa non si sono mai fatte e che non saranno mai fatte se a governare la città sarà lo stesso blocco sociale che la tiene sotto scacco da 20 anni. La Polizia locale dovrà essere presente sul territorio h24. Faremo un’unica Centrale interforze per il controllo coordinato del territorio, dove convergano tutte le telecamere di videosorveglianza per il presidio costante e per l’invio immediato dei nuclei di pronto intervento. Installeremo dei varchi elettronici negli accessi della città per controllare i veicoli rubati. Coinvolgeremo i principali incaricati dei servizi pubblici e i componenti delle Associazioni sportive, culturali e di volontariato in una vigilanza attiva del territorio come sentinelle della legalità. Istituiremo una squadra di ispettori per controllare tutti gli immobili pubblici, gli assegnatari, il numero degli occupanti, le condizioni igieniche e lo stato delle manutenzioni. Infine, contro la prostituzione e lo spaccio di droga sarà tolleranza zero.

Felice Casson

La sicurezza è la priorità assoluta per almeno un terzo dei cittadini di Mestre, Marghera e della terraferma (anche a Venezia, penso alla zona della stazione e di campo S.Margherita). Sarò io il mio stesso assessore alla sicurezza, in contatto costante con le forze dell'ordine, a portata di telefono. Tre gli aspetti su cui intervenire: la repressione nell'immediato, ovvero far rispettare a tutti le regole che ci sono, con gli strumenti esecutivi che l'ordinamento giuridico consente. Il decoro urbano, nella misura di un ritorno della presenza umana nelle zone a rischio, del commercio di prossimità, dell'illuminazione notturna, delle operazioni di pulizia e igiene. Tutto questo non basta se non vi è un forte grado di inclusione sociale, potenziando i servizi pubblici e privati che già funzionano, di modo da ridurre al minimo l'impatto di quanto sta succedendo e che mette a disagio i cittadini.

Gian Angelo BellatiBellati

Prima di tutto le tecnologie moderne, telecamere e software per riconoscere chi delinque. Poi una forte collaborazione con i cittadini ed ascolto capillare degli stessi: il controllo del territorio passa attraverso loro.

Ti piace SANCA VENETA? Vuoi aiutarci? 

Francesca Zaccariotto

La sicurezza è un problema “reale” semmai è la politica che per nascondere le sue inefficienze ha sempre cercato di fare la distinzione tra “reale” e “percepito”. La sicurezza non è , però, altro che l’altra faccia di una medaglia che si chiama “degrado”. Laddove c’è degrado si può stare certi che arriva anche la microcriminalità e viene messa a rischio la sicurezza. Io mi attengo alla teoria della “finestra rotta” che dice che se viene rotta una finestra tutti se ne rendono subito conto ma se poi questa non viene riparata diventa parte del contesto e poi ne viene rotta un’altra e poi un’altra ancora e nessuno nota più nulla. Il sito degrada è tutto diventa non solo fattibile ma viene supinamente accettato anche da chi ci abita. Per capirci basta guardare il degrado nei parchi o le scritte sui muri. Ci sono intere parti del territorio totalmente degradate. La mia ricetta? Tolleranza zero.

Davide Scano

Non risponde.

Camilla Seibezzi

Si, in primo luogo è necessario orientare gli operatori - sia quelli impegnati nei servizi sociali di prossimità e di accoglienza, ma anche le forze dell'ordine locali e nazionali - verso un modello e una visione della sicurezza centrata sulle persone e di conseguenza rispettosa delle regole democratiche del vivere comune. Per capirci meglio, la vivibilità diurna e notturna degli abitanti di Campo Santa Margherita viene prima degli interessi economici dei gestori dei bar. Non è accettabile che il livello basso dei servizi - anche igienici - presenti in molti di quei locali - sia pagato in termine di indecenza e tenuta del Campo e delle calli adiacenti da chi ci vive. I buoni esempi sempre a Venezia non mancano, basta pensare al F30 in stazione. Ma sopratutto il comune dovrebbe individuare delle aree, sia a Venezia che a Mestre dove render possibile centri di aggregazione e ritrovo per i più giovani. Ma il tema della sicurezza va affrontato pure con altri strumenti in tutti quei casi in cui è necessario rivitalizzare e presidiare quartiere e pezzi della città, penso a Mestre e Marghera, dove interventi legati all'utilizzo di spazi - anche temporanei - legati ad iniziative economiche e culturali, possono creare la premessa per attività e interventi di nuova socializzazione.

Alessandro Busetto

Non risponde.

Giampietro Pizzo

Oltre a potenziare le funzioni di polizia e di vigilanza (imprescindibili) occorre lavorare per rendere sempre più sicure le nostre strade e vivibili i nostri quartieri. Per questo tre cose sono indispensabili:
a) la nostra città deve essere viva sia di giorno che di notte: per questo occorre contrastare, anzi ricostruire, la presenza di negozi di prossimità e servizi di base. Chi vive e lavora in un quartiere è il primo presidio contro il dilagare di criminalità e a contrasto di fenomeni di degenerazione sociale;
b) coinvolgere i cittadini singoli e associati per esercitare controllo sociale e per promuovere iniziative di gestione diretta dei beni comuni (parchi pubblici, zone a rischio, luoghi per bimbi e giovani);
c) coinvolgere le comunità straniere che vivono con noi. Molti stranieri, con famiglie e figli, vogliono vivere bene e in sicurezza. Tanti lavoratori stranieri hanno gli stessi interessi di chi a Venezia è nato: tutelare il vivere in sicurezza e in pace. Sono nostri alleati: contro i criminali, gli spacciatori, i lenoni che vogliono rendere brutte e insicure le nostre città. La manifestazione dei bengalesi dei giorni scorsi è stato un segnale inequivocabile che siamo dalla stessa parte e che chi propaga il razzismo lavora contro il nostro vivere in sicurezza.

Francesco Mario d'Elia

Non risponde.

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS