# 906 - FONDI SPECIALI PER CINEMA IN VENETO E ACCORPAMENTO DELLE COMMISSIONI CINEMA VENETE

 

Promuovere la cultura veneta significa anche investire nel settore cinematografico. Questa industria non solo può portare innovazione e lavoro, ma partecipare ad un più ampio progetto di valorizzazione della cultura veneta, del Veneto e dei suoi talenti più creativi. 

Dobbiamo investire maggiormente in questi talenti. La regione dovrebbe adoperarsi per disporre fondi e investimenti per prodotti cinematografici in lingua e sul Veneto, sopratutto sul comparto amatoriale e giovane.

Abbiamo la fortuna di ospitare uno dei maggiori festival cinematografici del mondo. Sfruttare meglio questa manifestazione promuovendo una sezione specifica per prodotti specifici del Veneto può rappresentare un volano fondamentale per l'industria cinematografica veneta e l'indotto ad essa collegata.

Accorpare tutte le film commissions provinciali alla Veneto Film Commission, in modo da poter avere un ente di distribuzione dei fondi a cui fare riferimento, vincolando almeno una parte dei fondi a produzioni sul Veneto o in Veneto.

 
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# 902 - PROMUOVERE CULTURA E LINGUA VENETA NELLE UNIVERSITÀ

 

Le istituzioni venete devono impegnarsi a promuovere l'insegnamento della lingua e della cultura veneta nelle università e stimolare un dibattito accademico su di esse. I tentativi in questo senso sono stati sino ad ora timidi e senza grandi risultati. L'obiettivo primario è quello di arricchire ed espandere gli studi su questa materia, e quello di preparare un progetto organico di immersione linguistica per gli studenti veneti. 

Unitamente abbiamo bisogno di una maggiore valorizzazione e sviluppo del centro interuniversitario di studi veneti e del centro interuniversitario per la storia di Venezia e del Veneto. Una delle modalità di promozione più efficienti e produttive è quella di offrire borse di studio specifiche per gli studenti e gli accademici che si incamminano nello studio di questi argomenti. 

In questo senso è fondamentale che le università venete offrano corsi di laurea specifici per l'insegnamento di lingua e cultura veneta. Inoltre, come primo passo verso la realizzazione di un progetto di immersione linguistica degli studenti delle scuole venete e verso l'implementazione di programmi didattici relativi alla storia e alla cultura veneta, è necessario sviluppare un programma di formazione e aggiornamento dei docenti. Con il supporto delle istituzioni venete - come l'accademia per la lingua - si deve procedere all'apertura di un corso universitario specialistico in lingua e cultura veneta, azione che peraltro non richiederebbe grandi investimenti, essendo già presenti all'interno delle nostre università numerose cattedre che percorrono parzialmente questi temi.

Questo progetto non deve limitarsi alle sole università venete. In quest' ottica è fondamentale una cooperazione di istituzioni, università e associazioni per una maggiore sensibilizzazione su questi argomenti. È necessario un piano di promozione del Veneto, della sua lingua e cultura, anche nelle università estere, in particolare con quelle che propongono corsi approfonditi su studi mediterranei ed europei. Un esempio virtuoso è quello della promozione della lingua bretone, che ha portato questa lingua ad essere insegnata perfino all'università di Harvard attraverso un partenariato con l'università Rennes 2.

 
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# 903 - PER LO SVILUPPO DELLA CULTURA TRADIZIONALE

 

In Veneto esiste un prezioso patrimonio di teatro, danza, musica, arti e gioco tradizionale.

Questo patrimonio è pressoché sconosciuto ai più, sostenuto e trasmesso solo dal coraggioso lavoro di alcune associazioni di cittadini.

Crediamo che sarebbe necessario promuovere e sostenere tali forme espressive, che possono rivelarsi eccezionale strumento di integrazione, riscoperta del nostro territorio e motivo di rafforzamento delle nostre comunità. Crediamo che un primo obiettivo potrebbe essere quello di offrire ai cittadini, almeno nelle città di maggiori dimensioni, una stagione di teatro in lingua veneta e che racconti la cultura veneta; dei corsi di musica e danza tradizionale; degli spazi riservati al gioco e agli sport della cultura veneta ma anche alle arti di cultura popolare.

Crediamo che questo obbiettivo, da realizzare a partire dal lavoro già fatto da istituzioni come l'Accademia del teatro in lingua veneta, potrebbe venir realizzato in parte seguendo il modello di successo proposto e seguito da Siamsa Tire - Irish National Folk Theatre, che oltre a proporre produzioni teatrali di qualità relative alla cultura tradizionale irlandese, è divenuto negli anni centro di studio e diffusione della cultura tradizionale in senso ampio.

 
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Tocheto par tocheto

Perchè se si riguarda all'origine, all'institutione, et à progressi di quella felicissima Patria, non può vedersi ne la maggiore, ne la più memorabile in qual si vogli età presente ò passata. Et se da altra parte si considera la nobiltà dell'Altezza vostra non può trovarsi in Italia, chi le se possa agevolmente paragonare

Francesco Sansovino (1521-1586)

Se è questo ciò scrisse un foresto che si definiva Toscano per natura, Veneto per elettione, vale la pena rifletterci: il continuo scredito della causa Veneta, basata su considerazioni e stereotipi, intimano il panorama indipendentista, e quindi anche noi, a prenderne atto.

Lo sviluppo della civiltà Veneta risale attorno al 1000 a.C. ed ebbe Este come epicentro, città che oggi ospita il museo archeologico dei Veneti Antichi; ma come ha fatto notare Franco Rocchetta, all'esterno, non sventola il Gonfalone. Da una piccola campana d'allarme alla sua più diretta amplificazione, com'è nel caso del Museo Correr. Nato nel 1830 con l’obiettivo di far conoscere ai posteri la storia e la grandezza della Serenissima Repubblica, oggi, il più importante museo veneziano, è allestito al fine di raccontare solo gli ultimi 200 anni di dominazioni straniere fra coccarde tricolori e la statua di Napoleone, mentre nelle sue soffitte riposano 14 secoli di storia Veneta. La legge regionale n.° 8 del 2007 nacque, appunto, per far fronte ad una eccidio culturale restituendo la status di lingua al Veneto (considerato idioma unitario dal linguista R. Ferguson nel 2005), che nel 2014 venne riconosciuta anche in Brasile nella variante del Taliàn.

Questa è una battaglia portata avanti da anni da Raixe Venete, una organizzazione no-profit che si impegna attivamente nel divulgare una una storia scomoda, che non trova posto nei libri scolastici, nelle istituzioni nazionali prettamente centraliste e nemmeno nella cultura. Si pensi alla mancata realizzazione del museo di storia Veneta proposto nella legge regionale.

Perché? Noi ce lo siamo chiesti.

Proviamo quindi a sintetizzare la nostra storia. 

Come sempre, lungi da Sanca l’utilizzo della nostra storia per meri fini nazionalisti o prevaricazioni etnico-religiose, a tal proposito vi auguriamo buona lettura!

In merito alla non esistenza del Popolo Veneto, lo storico Gianfranco Cavallin, in questo video, ci spiega come addirittura i Romani distinsero i Veneti dagli altri popoli italici ben due secoli prima di Cristo. Il nome storico Venetia et Histria dato alla Provincia Romana Regio X dopo la sua istituzione nel 7 d.C., ne riflette le origini antropologiche. Come ci ricorda il conte Iacopo Filiasi nel Memorie de’ Veneti Primi e Secondi, i primi sono gli antichi antenati, mentre i secondi sono coloro che, emigrando dall'entroterra ed insediatisi nelle lagune, si federano e creano il Dogado.

Fedele alleata di Bisanzio, Venezia sarà influenzata da essa nella politica, nei commerci e nei costumi per secoli e secoli. Ma, nel 828, con la traslazione del corpo di San Marco da Alessandria d’Egitto, Venezia accrebbe d’importanza a discapito dei Greci, avviando un lento ma inesorabile distaccamento del quale è complice l’abissale distanza dalla capitale imperiale. Infatti, i Veneti lagunari godettero di una vasta autonomia che si tramutò in indipendenza. Un percorso in cui Venezia affermò la sua sovranità divenendo de facto una potenza europea a tutti gli effetti.

Il pluralismo, uno dei principi fondamentali dello Stato di diritto, fu consacrato con l’istituzione del Maggior Consiglio (1172), molti decenni prima che venisse emanata la Magna Carta Libertatum (1215) in Inghilterra. Patria del Diritto Veneziano, erroneamente definito costola di quello Romano, emana il primo decreto della storia contro la schiavitù nel 960 e dal 1501 si impegna a proteggere la Laguna Veneta dando vita all’antenato del Magistrato delle Acque, organo soppresso rispettivamente dai francesi nel 1808 e dagli italiani nel 1866 (poi ripreso), un antesignano della eco-sostenibilità per cui ci si batte oggi, credendo nella riqualificazione di ciò che abbiamo nel territorio.

La Serrata del Maggior Consiglio del 1297 è associata erroneamente ad un golpe, quando invece fu il riconoscimento una classe dirigente ottenuto con votazione, a cui partecipò anche l’Arengo. La legalità era garantita dagli organi costituzionali e la durata delle cariche pubbliche era commisurata al loro potere per poi incorrere in una vacatio obbligatoria. Come continuatrice dello Stato, la nobiltà s’accollo un’enorme responsabilità. Infatti, quel processo segreto, e se vogliamo sommario, orchestrato dal Consiglio dei Dieci era il trattamento riservato ai potenti e non ai sudditi, che bensì venivano giudicati dalla Quarantia tramite processo pubblico.

Non fu una repubblica marinara che visse di scorrerie. La ricchezza di Venezia è legittimata dal duro lavoro e dal commercio, il cui successo era garantito da élite di diplomatici sparsi nei poli più importanti dell’epoca. Molte città di terraferma infatti, in cerca del buon governo dei buoni Veneti, si proposero e vennero dedotte alla Repubblica a partire dalla fine del XIII secolo fino ai primi del XVI secolo. Altre, furono prese con la forza com'era d'uso ai tempi. Il significato negativo associato alla Dominante da alcuni Veneti d’entroterra di oggi, è una tesi che non sussiste se si pensa alle rivolte popolari scoppiate in difesa dello Stato Veneto contro le truppe napoleoniche, durante le quali i contadini diedero la vita al grido Viva San Marco! piuttosto di cambiare regime. Inoltre, Venezia si impegnò a mantenere gli statuti dei suoi possedimenti terreni e marittimi, concedendo ad essi un’accesa autonomia. Come ci ricorda l’avv. Renzo Fogliata in questo discorso ad Apindustria, Vicenza nel XVI secolo commerciava direttamente con il Sacro Romano Impero, senza pagare alcun dazio alla capitale o aver il bisogno di permessi speciali. Furono anche attuate delle manovre economiche, con investimenti a fondo perduto, che affermarono alcune importanti aziende che vivono ancora oggi.

La condizione federalista, già largamente presente negli strati della società, e la ricerca di un ampio respiro sul Mediterraneo, estraniano il Popolo Veneto da qualsiasi idea unitarista volontaria. Non a caso, Indro Montanelli, definì la nostra storia come non italiana.

L'antica letteratura dipinge una Venezia aperta, tollerante e multiculturale. Basti pensare al Ghetto (dal Veneziano Geto) Ebraico e alle sue cinque sinagoghe. Dopo lo scoppio della peste nera, molti ebrei, accusati di maleficio, trovarono rifugio dai pogrom europei proprio in Veneto, in città come Venezia e Padova (ancora dominio dei Carraresi). Pochi sanno che Venezia è l’unica città del vecchio continente ad aver un nome in arabo, al-Bunduqiyya. Infatti, come ci racconta la docente in Ca’ Foscari M. Pedani in Venezia Porta d’Oriente, la vita della Repubblica è stata segnata da secoli di rapporti fra il mondo Cristiano e il mondo Musulmano, e l'esempio lampante è il Fontego dei Turchi. Nel libro vengono riportati degli esempi secondi i quali la bandiera della Serenissima potrebbe addirittura avere origini levantine.

Seppur custodendo gelosamente il proprio diritto di cittadinanza, i commerci fecero della capitale del Veneto ciò che in oriente era Istanbul: un crocevia dove convivono pacificamente i popoli di due continenti. Associando al nostro multiculturalismo il Fontego dei Tedeschi, e quindi al protestantesimo, possiamo riallacciarci all’era della Controriforma. E’ proprio in quel periodo, infatti, che i crescenti dissapori tra la Repubblica e lo Stato della Chiesa sfociarono nell’ennesima scomunica (1606). Venezia, non riconobbe alcuna autorità dopo quella di Dio e boicottò l’interdetto papale rivendicando il diritto dello Stato di decidere anche in materie ecclesiastiche. Il teologo marciano Paolo Sarpi (1552-1623) credette fermamente nella battaglia contro il sistema ecclesiastico teorizzando un rafforzamento delle istituzioni giuridiche per garantire la divisione del potere tra Stato e Chiesa.

Potremo metterci a discutere anche del mito della decadenza veneta settecentesca (lo Stato Veneto era uno dei più ricchi d'Europa alla sua caduta), ma siamo tutti d’accordo che secoli e secoli di storia andrebbero approfonditi di più, e Sanca intende solo darvi degli spunti di riflessione per poi affidarvi a mani più esperte della storiografia libera dalle vessazioni a cui siamo stati abituati da oltre due secoli.

Il nostro pensiero politico è il frutto di un’attenta analisi storico-sociale, lontana dall'errore della contestualizzazione delle epoche storiche.

Recentemente, Focus Storia ha pubblicato un articolo che si pone la domanda per la quale molti di noi si sono avvicinati all’indipendentismo: Venezia fu liberata o assassinata? Una questione ancora aperta, che oggi ha sfruttato il trampolino della crisi per gettarsi a capofitto su di noi, ritornando di attualità.

Ci impegniamo affinché la coesione sociale, che ha fatto la Serenissima lo Stato più duraturo della storia, sia la base per un Veneto libero.

Riccardo Penzo

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