"L'ordine politico delle Comunità": il più grande Progetto di Adriano Olivetti

Con il seguente articolo, cominciamo un altro dei percorsi che seguiremo all'interno di questo spazio; approfondiremo, grazie all'analisi del pensiero di autori celebri e meno celebri che ci hanno preceduti, alcuni percorsi politici che hanno posto particolare attenzione alla partecipazione dei cittadini nel funzionamento dello stato, al ruolo delle regioni culturali storiche in Europa e più in generale a una forma nuova di democrazia. Ricordiamo che le posizioni degli autori che troverete in questa "rubrica" non rappresentano necessariamente la nostra posizione, esse vogliono essere più che altro degli spunti di riflessione per un dibattito.

Più che scrivere su questo libro, vorrei condividerne la lettura. Ecco l'introduzione dell'autore: “La crisi della società contemporanea non nasce secondo noi dalla macchina, ma dal persistere, in un mondo profondamente mutato, di strutture politiche inadeguate.

Tra i principali motivi di turbamento dell'ordine sociale possiamo elencare i seguenti:

a) dissociazione tra etica e cultura e tra cultura e tecnica;
b) conflitto tra stato e individuo;
c) deformazione dello Stato liberale ad opera dell'alto capitalismo e di sistemi rappresentativi insufficienti;
d) mancanza di educazione politica, in generale, e di una classe politica, in particolare;
e) obsolescenza della struttura amministrativa dello Stato;
f) disconoscimento di un ordinamento giuridico che tuteli gli inalienabili diritti dell'uomo;
g) incapacità dello Stato liberale ad affrontare le crisi cicliche e il problema della disoccupazione tecnologica;
h) mancanza di misure giuridiche precise atte a proteggere i diritti materiali e spirituali della Persona contro il potere diretto e indiretto del denaro.
Per uscire da questa crisi complessa, molti intendono costringere erroneamente il mondo a scegliere tra il socialismo di Stato e il liberalismo (un « vero » liberalismo ricondotto alle sue origini), che rappresentano i soli edifici politico-economici coerenti che si conoscano. Il presente piano è invece un tentativo di indicare concretamente una terza via che risponda alle molteplici esigenze di ordine materiale e morale lasciate finora insoddisfatte.”

Cenni biografici su Adriano Olivetti

Adriano Olivetti si è laureato al Politecnico di Torino nel 1924 in ingegneria chimica industriale;  suo padre, Camillo, era ingegnere meccanico.  Dopo la laurea inizia come operaio l’apprendistato nella fabbrica di macchine per scrivere fondata dal padre a Ivrea; l’anno seguente compie un viaggio negli Stati Uniti dove in pochi mesi visita più di cento fabbriche, studiando i metodi di produzione e di organizzazione del lavoro. Al ritorno a Ivrea propone al padre un ambizioso e innovativo programma per modernizzare l’attività dell'azienda, con organizzazione decentrata del personale, direzione per funzioni, razionalizzazione dei tempi e metodi di montaggio, sviluppo della rete commerciale in Italia e all’estero.
Tralascio a questo punto le tappe dell'incredibile crescita della Olivetti, che alla morte di Adriano, avvenuta nel 1960, era arrivata ad impiegare 36.000 dipendenti, di cui oltre la metà all’estero, coprendo un terzo della produzione mondiale di macchine per scrivere. E questo dando vita ad un progetto culturale, sociale e politico di grandissima complessità, dove fabbrica e territorio erano integrati in un disegno comunitario armonico. Faccio solo un cenno, per sottolineare la lungimiranza di Adriano Olivetti, allo sforzo verso l'elettronica: nel 1959 introduce sul mercato l’Elea 9003, primo calcolatore elettronico italiano, sviluppato e prodotto nel laboratorio di Borgolombardo (MI). Si tratta del primo computer totalmente a transistor del mondo. La potenza di calcolo era di circa 8-10.000 istruzioni al secondo e fu per alcuni anni superiore a quella di tutti i concorrenti. Tre anni dopo la morte di Adriano, la Olivetti attraversò una crisi finanziaria che costrinse i vertici societari a cercare finanziamenti, trovati in una cordata composta da FIAT, Pirelli, Mediobanca, IMI. E' diventata oggi tristemente celebre la frase che allora pronunziò Vittorio Valletta, presidente della FIAT: “La Olivetti è un'azienda solida, ma ha un neo che deve essere estirpato, questo neo è l'elettronica”; e fu così che si vendette la divisione elettronica alla statunitense General Electric. Il resto della storia, di come e dove si sia sviluppata l'elettronica, lo conoscete. Gli interessi di Adriano Olivetti spaziavano negli ambiti più diversi, fra questi l'architettura, l'urbanistica, la psicologia, oltre che l'organizzazione del lavoro. La passione per la Politica fu grandissima e “L'ordine politico delle Comunità”, scritto fra il 1942 ed il 1945 durante l'esilio in Svizzera, brilla già solo per le citazioni amplissime, sia classiche che di avanguardia.

Analisi dell'inadeguatezza della democrazia

La ricerca dei problemi nell'organizzazione dello stato democratico è profonda, fondata su un accurato studio oltre che sull'esperienza personale, come egli stesso sottolinea dicendo che “prima di essere costruzione teorica fu vita” (pag. XI). Il tragico momento storico nel quale il testo ha preso forma fa costantemente da sfondo, a partire dal proposito iniziale di “servire la pace e la
civiltà cristiana con la stessa volontà, la stessa intensità, la stessa audacia che furono usate a scopo di sopraffazione, distruzione, terrore”. Anche i totalitarismi però vengono analizzati senza facili accuse a capi espiatori, piuttosto individuando le manchevolezze della struttura politico/rappresentativa che li ha generati. L'analisi olivettiana individua precisamente “le due forme della disonestà politica: la incompetenza e la corruzione” (pag. 255). Differentemente dalla retorica di partito, comune oggi come allora, Olivetti non nasconde i problemi incolpando questo o quello, ma indaga le ragioni strutturali che portano ad una classe politica nella quale “la reale competenza è sopraffatta dall'abilità dialettica e oratoria” (pag. 218) riconoscendo, già allora purtroppo, che: “non v'è nulla di più urgente di una precisa regolamentazione delle esperienze nella Politica, là dove le conseguenze di una cattiva direzione possono essere per lungo tempo quasi insensibili e poi rivelarsi bruscamente e sconvolgere la vita del Paese per decenni” (pag. 369). Ed infatti, eccoci con un debito pubblico superiore ai 2000 miliardi di euro, palesemente insostenibile a fronte di una produzione industriale in calo.
Bene, torno al testo di Adriano Olivetti. Lo studio di come la struttura parlamentare si sia evoluta in Europa a partire da quella inglese evidenzia come le diverse condizioni al contorno e le varianti introdotte abbiano generato vizi palesi: “La più importante di queste differenze tra la situazione inglese e quella degli altri Paesi europei è data dall'esistenza in questi ultimi di un maggior numero di gruppi politici aventi una forza pressochè uguale, con la conseguenza che i governi di coalizione, che nella storia costituzionale inglese sono pur sempre un'eccezione, sono diventati la regola sul Continente. Questa diversità nella situazione politica, insieme ad una errata interpretazione delle istituzioni inglesi, è la causa dell'instaurazione in Europa di sistemi di governo che rappresentano delle deformazioni più o meno palesi del regime parlamentare classico. Ricorderemo qui alcuni dei difetti più gravi di questi sistemi:
a) Non è il primo Ministro che sceglie i propri collaboratori ma bensì i gruppi parlamentari che si dividono tra di loro i seggi ministeriali. Poichè le elezioni generali, nel sistema parlamentare classico equivalgono all'elezione del capo effettivo dell'Esecutivo, cioè del Primo Ministro, la scelta degli altri Ministri dev'essere fatta, per la coerenza del sistema, da quest'ultimo, se non si vuol dar vita a governi che differiscono considerevolmente dalla volontà del corpo elettorale.
b) I governi non solo non sono omogenei, ma la loro eterogeneità varia ad ogni crisi ministeriale. Poichè ciascun partito o gruppo parlamentare ha diritto a un numero di seggi nel governo proporzionale al numero dei suoi membri, è sufficiente un cambiamento di orientamento politico in una sola frazione del Parlamento per provocare un'alterazione considerevole in tutta la compagine ministeriale.
c) L'ordinamento razionale dell'amministrazione dello Stato è addirittura compromesso: si creano e si sopprimono ministeri o sottosegretariati non in relazione alle effettive necessità del Paese, ma per soddisfare le esigenze dei gruppi parlamentari.
d) Per risolvere i problemi del Paese, sarebbe principio indispensabile e fondamento di buon governo concepire e preparare un vasto e organico programma e, in secondo luogo, avere a disposizione il tempo sufficiente per tradurlo in legge e provvedere alla sua applicazione. L'instabilità dei governi e la loro disorganicità impediscono inevitabilmente una tale possibilità creativa.
e) Il presupposto di cui alla lettera precedente è ancor più compromesso dal carattere provvisorio delle coalizioni di partito nelle quali si insinuano, per un inevitabile spirito di manovra, delle riserve esplicite e non esplicite, delle restrizioni dichiarate e non dichiarate. Si deve ammettere che nei paesi di maggiore tradizione politica questo inconveniente ha minor rilievo, me è certo che il carattere eterogeneo delle coalizioni si traduce nella loro impotenza a concepire e realizzare un programma costruttivo a lungo respiro” (pagg. 220-221). Sono passati quasi settant'anni da quest'analisi e nel frattempo Francia, Germania e Spagna sono riuscite a definire forme di governo rispondenti alle loro rispettive condizioni socio-politiche. Proseguendo analiticamente appaiono le motivazione per le quali un sistema teoricamente democratico può rivelarsi invece oligarchico alla sua applicazione: “Attualmente sono pochi i parlamentari che si rendono conto della vita reale di ciascun dicastero. L'amministrazione tende perciò a diventare la vera regolatrice della vita del Paese, e l'ordinario controllo del parlamento, esercitato a distanza e con insufficiente cognizione di causa, deve considerarsi una delle tante finzioni del regime parlamentare”. (pag. 312) Ed ancora: “L'uso sempre più esteso dei poteri di emergenza da parte dell'esecutivo (come ad es. il ricorso sistematico alla fiducia) è indice evidente di una profonda crisi da cui non si può uscire che mediante una coraggiosa riforma del regime parlamentare”(pag. 315). La rigorosa analisi olivettiana si approfondisce fino alle lacune strutturali del sistema rappresentativo, che stanno nella semplicistica applicazione del principio di suffragio universale: “La eguaglianza degli individui accettata dalla democrazia ha portato a dare rilievo, ai fini della rappresentanza politica, all'elemento puramente quantitativo, dando così luogo a strutture nelle quali non trova riconoscimento né la complessa e differenziata organizzazione della società né la grande diversità colla quale i singoli membri partecipano allo svolgimento delle funzioni politiche. L'ordinamento delle Comunità, basato su istituti politici complessi, riesce a stabilire dei rapporti armonici con la differenziata struttura della società, portando ad una più alta approssimazione l'idea di rappresentanza e creando finalmente il presupposto di una società più libera” (pag. 200). Cercherò nei paragrafi seguenti di descrivere l'ordinamento concepito da Olivetti, una struttura semplice e geniale nei suoi tratti principali, quanto precisa - esecutiva - nei dettagli, tanto che alcuni hanno definito “L'ordine politico delle Comunità” un trattato di “ingegneria costituzionale”.

Democrazia integrata e concepimento della struttura

Riconosciuti i limiti della struttura democratica a suffragio universale Olivetti definisce le misure per rafforzare e difendere la democrazia garantendone gli scopi: il nuovo concetto di “Democrazia integrata”. In essa il procedimento elettivo subisce un'evoluzione di natura fondamentale, che consiste nell'introdurre come prerequisito una determinata formazione e preparazione per la nomina in specifici ruoli. “L'applicazione del principio della competenza specifica selettiva, è un necessario complemento dei sistemi elettivi. In molti settori della vita pratica, questo principio è intuitivamente riconosciuto. (...) Nessuno, in generale, pensa, in caso di grave malattia di ricorrere a qualcuno che non sia un dottore in medicina, nella scelta del quale però esige una completa libertà. Così, per costruire un ponte, è d'obbligo un progetto preparato da persone che abbiano studiato la statica grafica e la scienza delle costruzioni.” (pag. 55). La costruzione della struttura rappresentativa ha un preciso fondamento nella Logica: “Ogni rappresentanza territoriale richiama l'idea che in logica si definisce con il termine sintesi. Ogni rappresentanza funzionale, e quindi ogni Ordine politico, si richiama all'idea di analisi. (...) Solo una costruzione sinottica, procedente dall'integrazione di analisi e sintesi, aderisce al complesso unico della realtà. Perciò ogni costruzione politica, perchè essa aderisca correttamente alla realtà sociale, dovrà essere fondata sull'integrazione tra il principio territoriale ed il principio funzionale” (pag. 202). Per chiarire l'utilità ed efficacia di questa impostazione Olivetti riporta il seguente esempio: “Si consideri un corpo d'Armata costituito da 5 Divisioni identiche comprendenti ciascuna un Reggimento per ogni specialità: fanteria, artiglieria, genio, cavalleria. Supponendo che il
Comandante d'Armata dovesse tenere rapporto ai Comandanti di Reggimento, egli potrebbe farlo in due modi:
1. udire, in cinque successivi rapporti, i quattro comandanti di Reggimento di ciascuna delle cinque divisioni (principio territoriale);
2. udire, in quattro successivi rapporti, i cinque comandanti delle quattro specialità (principio funzionale).
Tali due tipi di rapporto appaiono egualmente utili. Malgrado che, in un caso come nell'altro, le stesse persone vi partecipino, gli argomenti trattati (...) tendono per forza di cose ad essere diversi e quindi diverso tende ad essere il risultato dei rapporti. Nel primo tipo l'esame verterebbe suproblemi generali: alimentazione, dislocazione, il coordinamento delle armi, il morale delle truppe, ecc. ecc.
Nel secondo tipo il funzionamento delle singole armi, il loro impiego, i mezzi di telecomunicazione sarebbero l'argomento principale.” (pag. 203).

L'organicità della struttura dello Stato

Adriano Olivetti concepisce lo Stato creando una struttura simile a quella di un cristallo, con elementi di dimensioni crescenti, ma caratterizzati da simile composizione e rapporti interni. Vi sarà pertanto la sovrapposizione di tre livelli: la Comunità, la Regione, lo Stato Federale.

La Comunità è uno spazio geografico determinato dalla natura, dalla storia o da particolari realtà industriali, con popolazione indicativamente compresa tra 100 e 150 mila abitanti; sarà composta da numerosi Comuni in zone agricole scarsamente popolate, oppure nelle grandi città saranno varie Comunità a costituire il Comune. La Regione corrisponderà dimensionalmente alle attuali regioni settentrionali, mentre per il meridione la suddivisione dovrebbe considerare dimensioni maggiori, in modo da avere un numero di regioni complessivo compreso tra 12 e 14. Questi elementi saranno caratterizzati da vita propria, ma coordinati per permettere le finalità dei livelli superiori. “Il nuovo Stato Federale presenterà un'estrema sensibilità e organicità perchè in ogni suo elemento possono essere espresse esigenze di natura superiore, pure differenziandosi in modo evidente dallo Stato unitario, incapace di interpretare esigenze locali e di favorire le loroiniziative” (pag. 39). Il concetto di organicità viene usato da Olivetti con diretto riferimento all'indipendenza e correlazione dei sistemi biologici, come da un articolo scritto alcuni anni prima: “In un organismo biologico si può riscontrare l'esistenza autonoma e insieme il coordinamento di un complesso di sistemi ossei, muscolari, linfatici, circolatori, glandolari, nervosi, ciascuno dei quali è nettamente definito per necessità di studio ma in cui accrescimento, interdipendenza, coordinamento, automatismo, reattività, sono soggetti alle leggi e ai rapporti più complicati, e in gran parte ancora sconosciuti. In esso tutto è preordinato e subordinato ad un certo finalismo vitale” . Tratto da “Considerazioni sulla direzione di industrie complesse di massa I” nella rivista Tecnica ed Organizzazione del Maggio 1937. Nella struttura di Stato concepita da Olivetti l'organicità è ottenuta tramite la delocalizzazione del potere a Comunità autonome, coordinate con i livelli superiori federali mediante la verticalità della struttura funzionale e la condivisione dei rappresentanti nei successivi organi assembleari.

Il Principio Funzionale - Gli Ordini Politici

La struttura che si ripete negli esecutivi di Comunità, Regione e Stato federale è fondata sulle sette funzioni portanti individuate da Olivetti:
1) Affari generali, comprendente la Sezione Finanze.
2) Giustizia, comprendente gli Uffici di Polizia.
3) Relazioni sociali o Lavoro, i cui principali scopi sono il collocamento, l'ordinamento del lavoro e la prevenzione infortuni.
4) Cultura, comprendente anche la Segreteria generale; dedita all'organizzazione scolastica, alla creazione e mantenimento di istituzioni culturali fra cui la biblioteca.
5) Assistenza, Igiene e Sicurezza sociale; finalizzata a garantire il minimo di esistenza con alimentazione, abitazione e abbigliamento, nonché l'assistenza medica a tutti i cittadini.
6) Economia sociale; intesa in produzione, distribuzione, circolazione: economia della materia.
7) Urbanistica, che comprende i Lavori Pubblici.

I presidenti di ciascuna funzione nelle Comunità costituiranno anche la camera legislativa regionale e a livello nazionale l'Ordine politico di ciascuna funzione: “Definiamo come Ordine politico l'insieme delle persone che entro la nuova struttura costituzionale sono investite, nell'ambito di ciascuna funzione, di poteri esecutivi (nella Comunità) e di rappresentanza (nella Regione)” (pag.192). Si tratterebbe, utilizzando una felice espressione di Davide Cadeddu in “La politica tra noia e futuro”, di istituire la separazione delle carriere per i politici. Separazione funzionale, dove, per Olivetti: “Funzionale è un ordinamento in cui la competenza dei varii organi esecutivi procede da una divisione omogenea di attività, esattamente delimitate e tutte sottoposte ad un'unica autorità. La funzionalizzazione è pertanto un caso ben definito di specializzazione e si distingue teoricamente da questa per il carattere scientifico e non semplicemente empirico dell'analisi che ha dato luogo a una tale divisione dei compiti” (pag.53). E, riferendosi alla funzione Urbanistica:

“perché un organo specializzato diventi organo politico funzionale, occorre contenga innanzitutto un caratteristico attributo spirituale. Questo potrà essere rivendicato non già dai Lavori Pubblici, ma dall'Urbanistica la quale è Architettura (Estetica utilitaria) al servizio di fini sopraindividuali e perciò etici” (pag.179). Dalle precedenti citazioni emerge un altro aspetto importante dell'opera di Olivetti: la necessità del legame fra etica e politica. Segue ed è interessante la critica alla “diffusa tendenza generale a distinguere tra pianificazione economica e pianificazione urbanistica. Questa distinzione va respinta come un ostacolo alla creazione di una vera civiltà che è armonia tra vita pubblica e vita privata, tra lavoro e abitazione, tra centri di consumo e centri di produzione, tra abitazioni e centri ricreativi, culturali, ospitalieri, assistenziali, educativi. Solo l'Urbanistica, che si costituisca in dottrina avente una tradizione scientifica di studi ed esperienze, può dare forma a un piano economico”. Pensando semplicemente al costo complessivo dato da migliaia di persone, ciascuna due ore al giorno nel traffico verso il posto di lavoro, o ai camion incolonnati tra zone industriali disperse nel territorio, e senza addentrarsi in considerazioni logistiche, energetiche e di materie prime, risalta l'influenza dell'urbanistica sull'economia reale di una regione.

Il Principio territoriale - la Comunità fondamento del potere

Il livello primario della vita politica, fondamento del potere nella concezione federalista olivettiana, è la Comunità. Avrà esecutivo costituito da sette membri, presidenti di divisioni amministrative corrispondenti alle sette funzioni politiche fondamentali. Le modalità di nomina dei presidenti si differenziano sia per elettorato attivo che passivo, secondo il principio della democrazia integrata. Il Presidente della Comunità ha competenze negli Affari generali ed è eletto a suffragio universale, così come il presidente della Divisione Giustizia (che deve essere laureato in Giurisprudenza). Il titolare delle Relazioni sociali dovrà avere precedente esperienza sindacale o come funzionario nella Comunità (oltre che formazione specifica), sarà eletto solamente dai lavoratori occupati nei servizi e nelle imprese della Comunità. Medesimo elettorato avrà il presidente della divisione Assistenza, ma dovrà essere laureato in Medicina. I titolari della Cultura e dell’Urbanistica, entrambi aventi lauree specifiche, non saranno eletti, bensì selezionati mediante concorsi. Il titolare dell’Economia sociale, infine, sarà designato dal Comitato di presidenza, un organismo ristretto che costituisce il nucleo centrale del governo della Comunità, formato dal Presidente e dai titolari delle Relazioni sociali e della Cultura. Pur limitato nelle mansioni, vi sarà nella Comunità anche un organo assembleare legislativo, il Consiglio Generale, composto da rappresentanti della popolazione, dei lavoratori e da esperti.

Le Regioni e i Consigli Regionali

Le Regioni sono lo strumento regolatore dell'economia, riconoscendo che la produzione industriale e più in generale la tipologia produttiva ha su scala regionale motivo di differenziazione e specializzazione. E' a livello regionale che trovano espressione gli aspetti maggiormente rivolti al socialismo del pensiero Olivettiano: “le sole Regioni, e non lo Stato Federale, costituiranno istituti economici che parteciperanno in modo non esclusivo alle intraprese economiche della Comunità” (pag.102). Si tratta di integrare la proprietà privata con proprietà collettive di dominio misto: enti territoriali, lavoratori (capi compresi) e Università. Tale intervento però, a differenza di quanto prospettato dai partiti comunisti sarebbe avvenuto mediante acquisto di quote dalla proprietà e non con l'esproprio rivoluzionario. Olivetti è molto chiaro nel sottolineare la negatività della partecipazione dello Stato centrale nell'economia: “si è addivenuti, in quasi tutti gli Stati, ad attribuire poteri economici enormi ai governi centrali, con evidenti pericoli derivanti dalla pratica sospensione delle libertà politiche e dall'insufficienza organizzativa di una centralizzazione di tipo burocratico” (pag. 101). Mentre nella Comunità sarebbe prevalente l'aspetto esecutivo, compito della Regione sarebbe quello legislativo, da esplicarsi mediante due camere: il Consiglio Regionale delle Comunità, formato dai presidenti di divisione di tutte le Comunità, ed il Consiglio Superiore dello Stato Regionale, formato per elezione di secondo grado dal Consiglio Regionale. Il numero di membri del Consiglio Superiore sarebbe di 7 per ogni milione di abitanti, di conseguenza nel caso di Comunità di 100.000 abitanti sarebbero 1/10 degli elementi del Consiglio Regionale.

Faccio un'esemplificazione numerica applicata al Veneto di oggi: con popolazione prossima ai 5 milioni si potrebbero formare 33 comunità di 150.000 persone ciascuna o 50 di 100.000 persone. Il Consiglio Regionale risulterebbe composto da 33 x 7 = 231 persone (o 50 x 7= 350), in entrambi i casi 5 x 7 = 35 comporrebbero il Consiglio Superiore. Nell'ordinamento vigente il Consiglio della Regione Veneto è composto da 60 persone, ma alle quali andrebbero sommati i 178 consiglieri provinciali, per un totale di 238. Riguardo alle Provincie, Olivetti riteneva fossero da abolirsi, in accordo con una corrente di pensiero che contava numerosi esponenti già all'epoca; significativo del dibattito in corso è ad esempio il saggio “Via il Prefetto!” scritto da Luigi Einaudi (futuro presidente della Repubblica) nel 1944, saggio che condivide peraltro molta dell'impostazione federale olivettiana.
L'elezione del Consiglio Superiore a partire dal Consiglio Regionale avverrebbe a metà del mandato dei consiglieri nelle Comunità e pertanto dopo due anni, quando il loro operato sarebbe comprovato. I membri del Consiglio Superiore sono destinati ad essere anche deputati, così per evitare il triplice incarico perderebbero il ruolo nell'esecutivo della Comunità, dove sarebbero indette nuove elezioni per le cariche vacanti. L'organo esecutivo, la Giunta Regionale, avrebbe come accennato carattere secondario e sarebbe composto da 7 elementi, uno per ogni funzione politica.

Struttura dello stato: il bicameralismo

La validità del sistema bicamerale sta nella contrapposizione e nell'equilibrio tra forze progressiste e forze conservatrici che si ottiene differenziando il metodo di composizione dei due rami del Parlamento. “La vera, sostanziale ragion d'essere di due assemblee legislative va ricercata in una legge cosmica: la presenza, nel divenire, di forze trasformatrici e di forze stabilizzatrici (...). Lo sviluppo ordinato della società è solo possibile quando la politica è determinata da speciali rapporti tra queste forze, questi principi, queste forme, che diano luogo a degli antagonismi creativi” (pag. 241). Olivetti, dopo un esame delle possibili alternative per ottenere questo scopo, giunge a definire le due camere tramite i principi territoriale e funzionale secondo cui è strutturato
lo Stato. La Camera delle Comunità sarebbe composta da tutti i membri dei Consigli Superiori Regionali ed avrebbe per questo diretti legami con il territorio, la Camera degli Ordini sarebbe espressione dei sette Ordini politici e per questo in una certa misura più propensa a posizioni conservatrici, corrispondendo pertanto al Senato: “Il Senato ha una coerente, necessaria, funzione
inibitrice che nulla ha di retrivo. Esso rappresenta, invece, proprio quelle idee nuove non ancora accettate dalla maggioranza, la quale normalmente è molto più arretrata nel processo ideologico che non le élites culturali” (pag. 278). Quantitativamente la Camera delle Comunità, unione dei Consigli Superiori Regionali, avrebbe un membro ogni 7 milione di abitanti: considerando gli attuali 60 milioni, la Camera risulterebbe formata da 420 deputati (Olivetti con una popolazione italiana di 47 milioni di abitanti aveva ipotizzato una Camera di 350 membri). Per confronto, nell'ordinamento vigente la Camera è composta da 630 deputati. Nella Camera degli Ordini vi sarebbero 30 senatori per ogni Ordine politico, giungendo ad un numero complessivo di 210; 315 sono i senatori nell'ordinamento vigente.
Parte dei lavori parlamentari sarebbero effettuati a camere riunite, infatti: “Un dibattito fra le due Camere a distanza di tempo e di luogo è un assurdo. In un'assemblea unica, il contradditorio fra le forze antitetiche è veramente creativo e permette soluzioni unitarie fondate sulla comprensione obiettiva da parte della maggioranza della saggezza della minoranza”. La classica forma di approvazione successiva delle due Camere sarebbe riservata solo alle modifiche costituzionali, già previste secondo un meccanismo che, con analogia elettronica, potremmo dire di retroazione o di feedback, oggi implementato ad esempio nelle procedure di Qualità ISO di tipo Plan-Do-Check-Act.
Buona parte del compito legislativo federale sarebbe infine affidato ai Consigli Superiori degli Ordini (costituiti mediante la suddivisione funzionale di tutti i deputati e senatori), per la necessità di trattare separatamente specifiche materie: “Troppi problemi sono ormai così complessi che sfuggono all'esame coscienzioso dei parlamentari che non abbiano dedicato gran parte della loro vita allo studio di essi o all'azione in un ambiente ove quei problemi nascono o si sviluppano" (pag. 217), o anche: “Un ordinario parlamento, mancando di un vero amore per lo studio dei problemi, sempre più tecnici, che gli sono sottoposti, tende ad essere una palestra di ambizioni e vanità piuttosto che uno strumento creativo” (pag. 311). Si tratterebbe di una evoluzione, ampiamente motivata dall'Autore, delle Commissioni parlamentari.

Cenni sull'esecutivo federale ed il Capo dello Stato

Le capacità esecutive, che richiedono specifica predisposizione oltre che preparazione, saranno arricchite con l'esperienza, così per partecipare all'esecutivo regionale si dovrà prima aver fatto parte di quello della Comunità, per l'esecutivo federale si dovrà prima aver fatto parte di quello Regionale. Il Primo Ministro sarà scelto dai ministri stessi e per questo avrà funzione principalmente di coordinatore. Ultimo argomento spinoso: “Il problema del Capo dello Stato in una repubblica democratica non ha sinora trovato soluzioni logiche e coerenti. Siamo ancora troppo vicini ai tempi in cui l'autorità del Re era incontestata e troppo profondi sono i segni lasciati da una plurisecolare tradizione monarchica perchè sia stato possibile finora esaminare il problema con occhio scevro da pregiudizi. (...) Nello Stato Federale delle Comunità (...) non vi sarà una figura analoga a quella di un Presidente di Repubblica, ma il Presidente Federale sarà il delegato di un collegio che partecipa solidalmente all'esercizio della sovranità conferitagli dalla Costituzione” (pag. 323). Per brevità non mi soffermo su questo collegio, denominato Consiglio Supremo dello Stato Federale, riporto solo che dovrà essere composto da membri del Legislativo, dell'Esecutivo, del Giudiziario. Tralascio infine, ancora per brevità oltre che per la difficoltà incontrata nel riassumere la materia, di trattare l'organizzazione ed il posizionamento nella struttura statale del potere Giudiziario.

Il conseguimento di Onestà e Competenza

Rivedendo il Progetto rispetto alla ricerca di Onestà: “Il giudizio democratico (...) è l'unico mezzo consentito alla società per giudicare il valore morale di coloro ai quali vengono affidate responsabilità politiche. La Comunità è l'ambiente adatto alla formazione di un tale giudizio, perchè nessuno ivi può condurre vita corrotta, né operare con bassezza senza che la pubblica opinione venga, tosto o tardi, ad assumere esattissima informazione, e ove nessuno che accompagni a grande sapere magnanimità di sentimenti non venga debitamente apprezzato” (pag. 48). Rispetto alla Competenza: “occorre che tutti coloro che hanno il privilegio e l'ambizione di assumere la direzione delle pubbliche cose, accompagnino la profonda conoscenza specializzata
della loro sfera d'azione, a una sistematica preparazione culturale più vasta” (pag. 157). Conseguibile quest'ultima con laurea presso l'Istituto Politico fondamentale (IP). “L'IP ha il compito di dare alla classe politica una educazione obiettiva ed eclettica, valendosi di quella tradizione di libertà scientifica ancor oggi patrimonio delle Università” (pag. 158). La laurea IP sarebbe richiesta per la presidenza della Divisione Cultura nelle Comunità e per tutte le cariche federali.

Commenti

Le principali scuse con le quali eminenti studiosi hanno frettolossamente schivato l'inconbenza e le responsabilità che la conoscenza di questo testo impone, sono la complessità strutturale e la sua presunta utopicità. Riguardo alla complessità preferisco rifarmi ancora una volta alle parole dell'Autore, che così ammoniva: “chi ritenesse, in generale, che i problemi che i politici dovranno affrontare per soddisfare - in regime di libertà - i bisogni spirituali e materiali dei popoli, possano essere risolti con dispositivi semplici, cadrebbe in grave errore” (pag. 169). Sul secondo aspetto condivido l'opinione di Davide Cadeddu in “La politica tra noia e futuro” per il quale “La taccia di utopismo scaturiva semplicemente dalla superficialità dei giudicanti o, peggio, da loro preconcetti di origine ideologica”. Io aggiungo che se di utopia si vuol parlare, questa sta solo nel volersi opporre al dominio dell'uomo sull'uomo.

Angelo Pasotto

Ultima modifica ilGiovedì, 13 Aprile 2017 21:12