Veneto Verde Canapa

 ...Marghera sensa fabriche saria piu' sana
'na jungla de panoce pomodori e marijuana...

Nel 1991 i Pitura Freska invocavano, con la loro celebre canzone Marghera, la riconversione agricola del porto industriale di Venezia, la chiusura delle fabbriche iperinquinanti lì presenti ed evocavano scenari di riscatto ambientale e di legalizzazione della cannabis; ventidue anni dopo si può dire che è stata percorsa molta strada. Dopo un brevissimo racconto relativo alla coltivazione della cannabis sativa in Veneto ci concentreremo sui provvedimenti adottati in tema canapa qui da noi e sulla piccola guerra tra governo veneto e italiano.

 

La storia

L'introduzione della canapa in Veneto sembrerebbe risalire all'arrivo delle popolazioni illiriche di cui, secondo alcuni studiosi, farebbero parte gli antichi Veneti (ndr. Che sarebbero giunti dall'odierna Albania e dalla costa dalmata). Esse sarebbero giunte fra il X e l’ VIII sec. a.C portando con se questa forma di coltura. Ad ogni modo, quando che sia stata introdotta, la sua coltivazione ha assunto un ruolo fondamentale nell'economia della nostra terra, aumentando la propria importanza con l'aumento della potenza navale della Repubblica Veneta (era infatti utilizzata per produrre le corde per le navi), oltre ad avere un ruolo fondamentale nei contesti più diversi; con la canapa si producevano infatti prodotti tessili, olio da combustione e molti tipi di oggetti. Fino agli anni Trenta, il Veneto e gli altri paesi conquistati dai piemontesi erano, complessivamente, secondi solo alla Russia nella produzione canapiera, mentre erano i primi come qualità e selezione delle specie vegetali e genetiche. Era normale acquistare in farmacia l’ estratto di canapa indiana proveniente da Calcutta e i sigaretti di canapa indiana per curare l’ asma. Per alleviare le sofferenze di questi malati esistevano persino dei gabinetti d’ inalazione che venivano riempiti con il fumo della canapa bruciata. All’ inizio dell’ 800, fino all’ arrivo delle sigarette americane, nelle campagne in mancanza di tabacco si usava la canapa. Di questa importantissima coltivazione si trovano testimonianze inoltre nella medicina tradizionale, sono note ricette per la cura dei problemi gastrici e muscolari con l'uso di infuso in grappa di infiorescenze di canapa (ndr. nella zona del monte baldo), e nella toponomastica e nell'onomastica veneta, basti pensare a Maserà di Padova e al mio cognome, che hanno a che fare proprio con la maceratura delle fibre della pianta.

La questione

Nonostante nel '57 il governo italiano avesse solertemente proceduto a porre divieto alla coltivazione della canapa, che contribuì all'ulteriore impoverimento delle popolazioni venete che già erano in situazione economica non facile, la storia tra Veneto e cannabis non si conclude affatto.

Tralasciando quarant'anni di coltivazione illegale e di lotte per la legalizzazione vediamo riemergere la tradizione di coltivazione della pianta attorno all'inizio degli anni '90 vicino a Rovigo. Non a caso, proprio qui nasce il “Centro per la ricerca per le colture industriali di Rovigo”, centro specializzato che si occupa nello specifico di coltivazione e ricerca riguardo alla canapa e che è diventato soprattutto negli ultimi anni un punto di riferimento a livello mondiale per la selezione di cultivar e la fornitura di alcuni tipi di sementi.

Un passo successivo viene fatto dal nostro consiglio regionale a settembre 2012 quando viene approvata all’unanimità una legge che prevede non solo l’avvio sperimentale della distribuzione gratuita dei farmaci a base di cannabinoidi negli ospedali e nelle farmacie, previa prescrizione medica, ma anche la produzione diretta tramite la stipula di una convenzione con il centro di Rovigo al fine di poter acquistare direttamente, al prezzo di costo, i cannabinoidi ad uso terapeutico.

Manco a dirlo il Governo Monti presenta subito ricorso perché la nuova legge non diventi operativa. A detta del dipartimento politiche antidroga, infatti, la legge non solo è “incostituzionale” in quanto il Centro per la ricerca per le colture industriali di Rovigo sarebbe privo della necessarie autorizzazioni di ministero e Aifa. Non solo: la legge, secondo il dipartimento, sarebbe pure “pericolosa”.

Non dello stesso avviso è la corte costituzionale che, a luglio 2013, sblocca la legge certificando il corretto operato del Consiglio regionale. Nonostante l’esito felice sono stati persi molti mesi in cui si sarebbero potute alleviare le sofferenze di molti ed è stato rallentato così il cammino di libertà e in qualche modo riscoperta di una di quelle buone tradizioni che ci hanno aiutato ad essere grandi in passato e che sono intessute con la nostra cultura tradizionale e la nostra storia.

Visti i presupposti pensiamo che il cammino di un Veneto liberato saprà proseguire una riflessione seria sulla fine di un proibizionismo che non solo ci impoverisce in termini culturali, ma strappa molte risorse che potrebbero essere nelle mani della comunità, lasciandole nelle mani delle grandi criminalità organizzate.

Giovanni Masarà

Per approfondire:

La canapa nella repubblica veneta

Farmaci derivati da cannabis, il consiglio approva la legge

Cannabis terapeutica: Consulta da il via libera al Veneto

Il Canapajo – poemetto scritto verso fine ’600 appena oltre confine

Ultima modifica ilGiovedì, 13 Aprile 2017 21:13

Bio

Laureato in Filosofia presso l’università degli studi di Padova, studia Antropologia culturale ed Etnolinguistica a Ca’Foscari.

In passato Attivista in alcuni collettivi veronesi ha molto a cuore il rispetto dell’ambiente e del paesaggio e non sopporta le prevaricazioni.

Nel tempo rubato allo studio, balla danze popolari. Tra le altre si interessa particolarmente a quelle della tradizione Veneta.

Passioni

Viaggi, Lingue, Culture e danze popolari, la Montagna.

Luoghi

Vive tra Venezia e Verona, dove è cresciuto, in passato ha vissuto qualche anno a Padova.

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