Verso una nuova Alba?

Volente o nolente, Mel Gibson nel 1995, col suo film “Braveheart”, riaccese i riflettori internazionali sul popolo Scozzese, raccontando la storia di un eroe romantico che muore per la libertà della sua gente. Forse la questione può essere risultata nuova all'estero, ma all'interno dei confini scozzesi la storia si conosce bene ed il risentimento verso gli Inglesi ha radici profonde, che ora andremo a rispolverare.

Prima di tutto va chiarito che la componente etnica e linguistica scozzese ha origini varie. Dopo le popolazioni dell'età della pietra, che hanno lasciato numerosi megaliti sparsi nelle isole, si stanziarono in suolo scozzese i Pitti e i Britanni, seguiti (dopo la caduta dell'Impero Romano) da Scotti e Angli. Insomma, una bella macedonia di popolazioni celtiche, germaniche e pre-celtiche. Come se non bastasse, dal IX secolo iniziarono le scorrerie dei Vichinghi, prevalentemente Norvegesi: questi si stanziarono sulle isole, dalle Shetland a Skye. L'influsso linguistico di queste diverse popolazioni ha creato il Gaelico Scozzese, anche se fino a circa due secoli fa nelle isole potevamo trovare una varietà di Norn (di chiara origine norvegese), ormai estinto. In seguito, col dominio inglese, si venne a creare lo SSE, Scottish Standard English, ovvero un inglese con influssi di Gaelico.
Analizzando invece, in maniera molto superficiale, la storia del paese, vediamo che le popolazioni dell'odierna Scozia – o meglio Alba, per dirlo alla gaelica – hanno resistito agli attacchi dei Romani, costretti a fermarsi e a costruire ben due muraglie, il Vallo Antonino e il Vallo di Adriano. Dopo la caduta di questi ultimi e l'arrivo di nuovi “barbari”, nacquero piccoli regni, come quello pitta e quello di Dalriada, che poi confluirono tutti nel grande Regno di Alba.

Arriviamo al 1296, quando Edoardo I Plantageneto, re d'Inghilterra, depose John Balliol, pretendente al Regno di Scozia al pari di Robert Bruce: è in questo contesto che entra in scena William Wallace, alias Braveheart. Non si trattava di un personaggio particolarmente abile in campo aperto, ma di un leader carismatico maestro nella guerriglia. Dopo aver battuto gli Inglesi sul campo di Stirling Bridge (1297), arrivò a saccheggiare parte della Northumbria (Nord Inghilterra), per poi essere sconfitto duramente a Falkirk. Si rifugiò quindi nelle foreste delle Highlands, a fare ciò che meglio sapeva fare, la guerriglia. In seguito verrà tradito, catturato, torturato, giustiziato e squartato: una brutta fine per il Lord protettore di Scozia.
Questo non fermò certo l'inerzia delle Guerre d'Indipendenza Scozzesi, visto che nel 1306 Robert Bruce, meno celebre di Wallace (ma vero fautore della libertà scozzese), venne incoronato re di Scozia. Edoardo II non lo riconobbe e nel 1314 attraversò il confine con un esercitò di venticinquemila uomini, sfidandolo nel campo di Bannockburn: il nuovo re di Scozia guidò i suoi uomini (meno di diecimila) versò un'esaltante vittoria, in cui quasi metà dell'esercito inglese venne annientato, soprattutto grazie alle formazioni di picchieri scozzesi, gli schiltrons – truppe corazzate ed armate fino ai denti, non come quelle fantasiose con picche in legno fatto il giorno prima della battaglia presentate nel film di Mel Gibson. L'Inghilterra riconobbe ufficialmente l'indipendenza scozzese nel 1328.

Ebbe così inizio la dinastia Stuart, di cui fece parte la celebre Maria Stuarda. A seguito della tragica morte di quest'ultima, il figlio Giacomo VI divenne re di Scozia, per ereditare nel 1608, dopo la morte di Elisabetta Tudor, persino il trono d'Inghilterra: da quel momento in poi le due corone sarebbero state unite. Ma un problema sorse nel 1685, quando Giacomo VII Stuart fu incoronato, visto che era cattolico ed allo stesso tempo capo della Chiesa anglicana d'Inghilterra. Fu così che dal continente venne chiamato Guglielmo d'Orange, che senza spargere una goccia di sangue (Glorious Revolution) conquistò il trono inglese e, di conseguenza, quello scozzese: nel 1704 passò l'Act of Serenity, che sanciva che nessun cattolico sarebbe potuto diventare re d'Inghilterra, e nel 1707 l'Act of Union, che univa definitivamente i Regni di Scozia e Inghilterra. Nel 1745 il figlio di Giacomo, Carlo Edoardo Stuart, sfruttò le rivolte dei giacobiti, i sostenitori degli Stuart, per tentare la riconquista del trono, ma venne sconfitto l'anno dopo a Culloden. Sconsolato, tornò in Italia, dove infine morì.


Il colpo fu talmente duro per gli Scozzesi, che per quasi tre secoli rimasero passivamente sotto il potere inglese. Iniziò a muoversi qualcosa con la crisi degli anni Venti, poi, nel 1934, nacque lo SNP, Scottish National Party, dalla fusione dello Scottish Party e del National Party of Scotland. Inizialmente il partito prendeva una percentuale risibile di voti, tanto che il primo vero degno risultato elettorale fu quello del 1974, quando conquistò 4 seggi alla Camera dei Comuni. Un giorno importantissimo della storia contemporanea scozzese è l'11 settembre 1997, il giorno in cui il 74% degli Scozzesi votò a favore del referendum sulla devoluzione di alcuni poteri da Londra ad un parlamento tutto scozzese. L'inarrestabile ascesa dello SNP, di cui è un grande sostenitore Sean Connery, si palesò alle elezioni scozzesi del 2007, in cui il partito conquistò 47 seggi su 129, diventando il primo partito del paese. Ancora più grande è stato il risultato delle elezioni del 5 maggio 2011: 69 seggi su 129 conquistati, ovvero la maggioranza assoluta in parlamento.

A guidare lo SNP fino questo risultato formidabile è stato Alex Salmond, attuale primo ministro di Scozia, che pose l'autunno 2014 come il termine in cui gli Scozzesi avranno la possibilità di ottenere la totale indipendenza tramite uno storico referendum1. Questi obbiettivi sono stati raggiunti dallo SNP con una politica orientata alla classica socialdemocrazia europea, anche se più volte il partito è stato vicino ad abbracciare il socialismo vero e proprio, e, soprattutto, senza ricorrere alla becera arma della xenofobia, a dimostrazione che anche questo partito, che spesso collabora col partito indipendentista catalano dell'Esquerra Republicana de Catalunya2, non ha nulla da condividere con un partito come la Lega Nord, che sembra sempre sperare di essere accettata dai grandi partiti indipendentisti europei, quando, invece, sembra esserne lo zimbello.
E ora? Qual'è la situazione? Dal punto di vista culturale la Scozia ha ottenuto una forte autonomia, tanto da avere addirittura proprie squadre nazionali di Calcio e Rugby, cosa che invece non ha dal punto di vista economico: gran parte delle questioni discusse nel parlamento di Westminster trovano i parlamentari scozzesi in grande disaccordo con la maggioranza. In sostanza, vige ancora una sorta di neo-colonialismo, poiché le decisioni per le politiche economiche sono prese da Londra e per ciò che serve a Londra, non per ciò che serve a Edimburgo. Per questo motivo Salmond ha indetto il referendum, concordato con Cameron, per il 18 settembre 2014. I primi sondaggi davano in gran difficoltà la “Yes Campaign”, accreditata di un 32% circa. Ma nel giro di poco più di un anno il sostegno alla causa sembra essere invece salito di circa dieci punti, raggiungendo nel marzo di quest'anno il picco del 42%3.

Molti tutt'ora in Scozia sono convinti che mantenere lo status quo sia la cosa migliore, i sostenitori del “Sì” sono convinti invece che una Scozia che possa decidere autonomamente sul proprio futuro possa avere un avvenire agiato, grazie anche alle sue ricche risorse naturali (che Londra teme di perdere). Per questo il fronte degli indecisi è ancora ampio ed è qui che sta giocando le sue ultime carte lo SNP. Dopo William Wallace e Robert Bruce, Alex Salmond ha la possibilità di entrare nella prestigiosa schiera dei libertari scozzesi, ma non solo: il referendum scozzese sarà uno spartiacque per gli indipendentismi di tutto il mondo, dalla Catalunya fino al Quebec, per avere una prova tangibile del fatto che “si può fare!”. In molti fuori dalle Highlands sperano che il 18 settembre tutti gli Scozzesi si ricordino dei loro antenati caduti a Stirling, a Bannockburn e a Culloden e che questo ricordo li spinga a tracciare quella “x” sullo “Yes”.

Renzo Vendrasco

 


 

1http://www.bbc.co.uk/news/uk-scotland-16478121

2 http://www.esquerra.cat/actualitat/puigcercos-aposta-pels-ajuntaments-com-agents-per-fomentar-locupacio-i-reduir-latur

3 http://blog.whatscotlandthinks.org/2014/03/yougov-reports-its-highest-yes-vote-yet/

 

 

 

Ultima modifica ilGiovedì, 13 Aprile 2017 21:15