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Alluvione

Un'alluvione di lacrime

In un momento in cui il tema è caldissimo per l'ennesima alluvione di Genova e anche le terre venete rischiano di essere colpite ancora una volta dall'esondazione dei corsi d'acqua, vorrei spendere qualche parola sulla situazione idrogeologica veneta e sulle responsabilità storiche di questi eventi catastrofici (considerazioni che penso si possano estendere alle altre terre sottoposte al malgoverno della Repubblica Italiana).

 

Un dato di cui ci si rende conto avventurandosi, seppur brevemente, nella storia di questi fenomeni in Veneto è che essi sono relativamente recenti.

Certamente si ricorda la semi-mitica alluvione del 17 ottobre 589 d.C. che avrebbe in se accorpato tutti gli eventi alluvionali del periodo che cambiarono radicalmente il corso che i fiumi veneti seguivano in età veneta e romana.

Ciò che colpisce è che le successive grandi alluvioni registrate si collochino moltissimo tempo dopo. La prima che possiamo nominare è quella di Vicenza del 1905, seguita dalla grande alluvione del Polesine del 1951 e dalla grande alluvione del 1966 quando gran parte dei fiumi veneti straripò, causando danni gravissimi in quasi tutte le zone di pianura, assieme ad un’acqua alta eccezionale che segnò l’inizio dello spopolamento di Venezia.

Se negli anni seguenti molti eventi alluvionali si susseguono (anche se non paragonabili per gravità ai precedenti), arriviamo ad un nuovo grande evento nel 2010, quando una nuova grande alluvione colpisce i territori di Verona, Padova e Vicenza causando grossissimi danni e qualche lutto.

Ancor più interessante di questa cronologia è il suo rapporto con le vicende politiche dei territori coinvolti. Infatti la prima delle cause di questi eventi è la mancata manutenzione e regolazione delle opere idrauliche, costruite a partire dal periodo veneto e romano ma spinte soprattutto sotto il governo della Repubblica Veneta per il doppio scopo del trasporto fluviale in terraferma e lo scarico delle piene eccezionali verso il mare Adriatico per evitare le grandi piene. Le alluvioni, raccontate tra mito e realtà storica, del 589 d.c. seguono infatti la decadenza delle opere di manutenzione idrica che vanno di pari passo alla decadenza dell'amministrazione.

Se già con il periodo medioevale si riprende la manutenzione dei corsi d'acqua (soprattutto da parte dei monasteri benedettini – a Padova, Santa Giustina), si apre un periodo molto felice con l'istituzione nel 1501 del Magistrato alle Acque che garantiva un controllo autorevole, dotato dei massimi poteri, per tutte le opere di bonifica, scavo, irregimentazione e manutenzione sia delle acque della Laguna che dei bacini fluviali veneti.

Con la caduta della Repubblica Veneta, la situazione della manutenzione peggiora ancora, seppur sotto il governo austriaco nuove opere vengano concluse, come lo scavo dei canali Scaricatore (nome significativo) e San Massimo a Padova tra il 1857 e il 1863, che evitano alla città il destino riservato a Vicenza nel 1905.

Ma cosa succede poi? Il sempre maggior disinteresse dei governi italiani* anche per quest'importante aspetto del governo dei territori fa in modo che la gestione venga non solo centralizzata esponendola alle peggiori dinamiche di corruzione e gioco d'interesse, ma non stanzia nemmeno i fondi necessari alla manutenzione di base. Così parte un nuovo susseguirsi di eventi catastrofici che arrivano fino a noi. La situazione di degrado degli argini è sempre più evidente, inoltre la non manutenzione ha causato il parziale interramento di molte vie d'acqua di pianura (ad esempio a Battaglia) che in questa maniera possono accogliere molta meno acqua ed attutire meno efficientemente i fenomeni meteorologici straordinari. Inoltre altre opere di cui si è parlato per moltissimi anni, con forte sostegno delle popolazioni (come ad esempio l'idrovia Padova – Venezia) pensate anche per contribuire a questa rete di sicurezza non sono mai state concluse.

A ciò si aggiunge, con il grande sviluppo economico a partire dagli anni '60, la progressiva e disastrosa cementificazione dei nostri territori. Quest'ultima in maggior modo ha contribuito alla distruzione delle aree di laminazione naturale dei corsi d'acqua, la progressiva impermeabilizzazione dei suoli e talvolta, addirittura la costruzione nei greti dei fiumi a regime torrentizio ha aggravato enormemente una situazione già critica.

Giovanni Masarà

*Giova ricordare che non utilizziamo italiano in modo etnico ed esclusivo (italiano cattivo, veneto buono), ma per individuare il sistema che governa la penisola dalla conquista degli stati liberi sino ad oggi, e quello stesso governo italiano ha colpito indiscriminatamente i veneti e gli altri popoli italiani.

Approfondimenti:  

Alluvione in Veneto: Introduzione storico-geografica

A fare acqua è la città diffusa di Francesco Vallerani

Centro Internazionale Civiltà dell'acqua Centro di studi che si occupa del nostro territorio con spiccata attenzione al governo delle acque

Ultima modifica ilSabato, 13 Agosto 2016 18:45

Bio

Laureato in Filosofia presso l’università degli studi di Padova, studia Antropologia culturale ed Etnolinguistica a Ca’Foscari.

In passato Attivista in alcuni collettivi veronesi ha molto a cuore il rispetto dell’ambiente e del paesaggio e non sopporta le prevaricazioni.

Nel tempo rubato allo studio, balla danze popolari. Tra le altre si interessa particolarmente a quelle della tradizione Veneta.

Passioni

Viaggi, Lingue, Culture e danze popolari, la Montagna.

Luoghi

Vive tra Venezia e Verona, dove è cresciuto, in passato ha vissuto qualche anno a Padova.