Jackpot! In evidenza

 

Lavorare al progetto di Sanca è abbastanza faticoso anche se da molta soddisfazione e speranza a tutti noi (potresti darci una mano caro lettore) e così non sempre si riesce a discutere di quello che si scriverà... ci viene l'ispirazione e scriviamo e basta. Beh, qualche giorno fa è successo che due di noi, ognuno per se, hanno voluto fermarsi un po' a riflettere sul gioco d'azzardo, scoprendo il comune sforzo solo in un secondo momento. Beh, sono emersi due sguardi diversi, ma entrambi interessanti, sul tema. Ecco il primo.


Oggi ci va di portare all’attenzione un tema grave e delicato, di cui non si parla mai abbastanza.

Cominciamo a parlarne partendo da uno dei tanti primati di cui può fregiarsi Venezia e cioè il suo Casinò: la più antica casa da gioco del Veneto, d’Europa e del Mondo.

Fiore all’occhiello della città per decenni, a torto o ragione, ha da qualche anno guadagnato un più triste primato: è infatti l’unico casinò al mondo ad essere in rosso e a sopravvivere solo grazie a sovvenzioni comunali.

Lecito interrogarsi sulla competenza di chi ha amministrato Ca’ Vendramin e Ca’ Noghera negli ultimi anni ma bisogna evidenziare come il fenomeno sia andato di pari passo con un altro: la proliferazione incontrollata di sale da gioco, videolottery, bingo e slot machine in bar o in locali appositi.

Questi apparecchi hanno raggiunto una diffusione così capillare che nei soli Veneto e Trentino si è arrivati a qualcosa come 14.000 punti di accesso e 554 strutture, con un ritmo di crescita costante.
Tra gli effetti immediatamente misurabili c’è stato un enorme aumento delle ludopatie, malattie legate all’incapacità di controllarsi nel gioco d’azzardo, e di tutte le conseguenze che portano con sé, prima fra tutte la rovina economica per molte famiglie venete.

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Nel solo 2014 nel solo Veneto sono stati gettati qualcosa come 3,3 miliardi di euro, cifra spaventosa che, oltre a dare la misura di quanto l’emergenza sociale sia sottovalutata e fuori controllo, getta più di qualche sospetto tra la correlazione del boom delle videolottery venete e la crisi della casa da gioco tradizionale.
Una spoliazione sociale ed economica che non pare per nulla compensata né compensabile dal ritorno economico della tassazione sulle VLT.

In questo quadro desolante è corretto plaudere alla Regione Veneto che, seppur in imbarazzante ritardo, ha approvato lo scorso mese una legislazione stringente in materia.
Questa prevede, tra le altre cose: agevolazioni per gli esercenti che non ospitano “macchinette”, aumento di 0,2% dell’Irap per chi ne installa, divieto di pubblicità dell’attività, istituzione di uno sportello di ascolto provvisto di numero verde per prestare aiuto alle vittime del gioco compulsivo.
A queste si aggiungono le iniziative dei comuni, che hanno il potere di limitare l’orario di attività degli apparecchi come hanno recentemente fatto i comuni di Vicenza e Padova.

In un momento di crisi e di debolezza sociale come quello che viviamo, la totale libertà che ha avuto il settore ha già provocato ferite profonde e non vi è dubbio che in un paese libero attività come il gioco d’azzardo non possano essere eliminate per legge.
Pensiamo però che richiedano regole stringenti e un’attenzione particolare che solo adesso inizia ad essergli rivolta.

Ben vengano le iniziative recentemente promosse ma ci auguriamo che siano un punto di partenza e non di arrivo per gestire coerentemente la materia d’ora in avanti.
Perché proteggere i propri cittadini più vulnerabili è il miglior Jackpot che uno Stato possa fare.

Ultima modifica ilMartedì, 23 Giugno 2015 18:15
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